L'idea

Molti tra gli autori più significativi del Novecento si sono trovati d’accordo su un fatto: il progresso delle scienze e delle applicazioni tecnologiche consente di disporre di sempre nuove conoscenze sull’essere umano, eppure tutto questo non significa giungere ad una conoscenza più profonda dell’umanità e del senso della vita della persona.

Scriveva Ernst Cassirer, nel 1944: «In paragone con la ricchezza delle attuali conoscenze, il passato può apparire assai povero. Ma una ricchezza di fatti non significa necessariamente una ricchezza di pensiero. A meno di trovare un filo di Arianna che ci porti fuori da questo labirinto non si potrà giungere ad una vera conoscenza del carattere generale della cultura umana; ci si troverà sperduti fra una massa di dati sconnessi e disgregati che sembrano escludere qualsiasi unità ideale».

A distanza di alcuni decenni si può dire che la questione non sia affatto tramontata, ma anzi riacquisti nuova urgenza dinanzi alle grandi sfide della formazione delle nuove generazioni, del rinnovamento della politica, della promozione dei diritti umani e della pace, del dialogo tra culture. In maniera trasversale ci si rende conto che qualsiasi progetto di vita, personale, famigliare e sociale, è chiamato a prendere coscienza e posizione rispetto alle grandi questioni di senso dell’umano.

I percorsi per ritrovare il gusto delle grandi «questioni antropologiche» potranno essere diversi, ma senz’altro occorrerà favorire una contaminazione tra studi, esperienze e professioni tenendo in gran conto l’avvertimento di Emmanuel Mounier: se si vuole spiegare l’umanità, bisogna coglierla nel suo vivente operare e nella sua attività globale.

 

Una presentazione della Summer school